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giovedì 28 dicembre 2017

RECENSIONE: C'era una volta a New York





TITOLO: C’era una volta a New York

AUTORE: Cecile Bertod

EDITORE: Newton Compton

PUBBLICATO: 05/10/2017

PAGINE: 251

PREZZO: €10,00






TRAMA

Fin da bambina Sophie ha sognato di sposare un nobiluomo con una rendita sufficiente a garantirle il tipo di vita a cui è stata abituata: circoli esclusivi, vestiti d’alta moda, serate di gala. Ma, malgrado l’indiscutibile fascino, non è ancora riuscita a realizzare il suo proposito e, alla soglia dei ventotto anni, sa di non avere più molto tempo a disposizione. Alric, per quanto vecchio e terribilmente noioso, potrebbe rappresentare l’ultima possibilità per sistemarsi e così, una mattina, Sophie indossa il suo abito migliore e lo raggiunge, decisa ad accettare la sua proposta. C’è però una cosa che Sophie non ha previsto: il suo nome è Xavier. Un piccolo-borghese mai visto prima che irrompe nel salotto di rue d’Orsel deciso a infangare il suo buon nome. Xavier sostiene che Sophie non sia affatto la donna che vuol far credere, ma anzi, che un tempo sia stata la sua amante e ora gli nasconda suo figlio. Xavier non intende lasciarla andare prima di averlo ritrovato. Sotto lo sguardo sgomento di Alric, Sophie viene trascinata via e condotta su una nave che salpa per New York. E da quel momento inizia la sua sorprendente avventura…



RECENSIONE

Carissimi lettori,
giuro che ho aperto questo libro con le migliori intenzioni. Chi mi segue sul blog da diverso tempo, già saprà che adoro questa autrice. Mi è piaciuto “Ti amo ma non posso” ma resta sul mio personalissimo podio da quando è uscito “Non mi piaci ma ti amo”, uno dei miei libri preferiti.
Purtroppo ho scoperto troppo presto che “C’era una volta a New York” è un romanzo storico e a me questo genere proprio non piace, soffro a leggere queste storie.
La scrittura della Bertod è paradisiaca, tuttavia la storia non mi ha coinvolta. Vi preannuncio che però è colpa mia, parto prevenuta con il genere.
Sophie è una bella protagonista, sognatrice e determinata. Pianifica la sua vita fin nei dettagli più piccini e vuole sposare un uomo nobile e ricco.
Xavier però irrompe bruscamente nella sua vita, così precisa. In quella suo volo diretto verso la scalata sociale.
In breve, Sophie si arrende a quella che è l’evidenza, ben presto quindi tutto inizia e quante verità emergono, finalmente. Ma sappiamo bene che non tutto è come sembra…
Vi dico che Xavier è tremendamente e maledettamente sexy, e tra litigi, battibecchi e innate gelosie tra i due qualcosa nasce. Che sia amore? Odio? Questo dovete scoprirlo voi, mica posso dirvi tutto io!
L’originalità e i colpi di scena non mancano, scorre liscia anche la storia. Se non fosse per tutti quei merletti e cappellini, pizzi e odore retrò , farebbe sicuramente parte dei miei libri preferiti.
Donne, se non siete ciniche come me, leggetelo! Non ve ne pentirete assolutamente.

Un bacio

C.

venerdì 6 gennaio 2017

Intervista a Cecile Bertod su "Ti amo ma non posso"


Cecile Bertod  ha risposto alle nostre domande!







Ecco cosa le abbiamo chiesto...



Lodoredeilibri7: Da dove ha origine la tua passione per i romanzi d'amore?

Cecile: In realtà non ho mai letto romanzi d’amore, fin quando non ho conosciuto, e del tutto per caso, la Kinsella. E questo tipo… Mmm… Avevo vent’anni? Una cosa del genere. Sono stata un po’ tardiva, ma quello è stato il mio primo amore per il rosa, trasceso poi negli storici con la Kleypas e cristallizzato nell’Urban Fantasy con Shadow Hunters. Non leggo tantissimo rosa, perché in realtà i miei libri preferiti sono d’avventura per ragazzi, al massimo tergiverso sui classici, ma quando riesco a beccare un romanzo d’amore che rispecchia un po’ tutte le cose che mi piacciono di più impazzisco. Letteralmente. Passo dall’indifferenza all’adorazione schizzata da fan, in totale estasi, sguardo adorante e farfalle allo stomaco.

Lodoredeilibri7: Ci sono state esperienze personali tue che ti hanno ispirata nella stesura di questo romanzo?

Cecile: Mah. In realtà no. Perché più che le mie erano quelle che mi colpivano indirettamente, leggendo i commenti di chi seguivo o conoscevo e frequentavo in quel periodo. Per una volta più che parlare di me o di un’esperienza vissuta, anche se poi stravolta nella trama e riadattata al genere, volevo scrivere di tutte quelle meravigliose persone che mi sono state accanto fino a oggi. Paure e insicurezze che vivono ogni giorno e che condivido perché come loro combatto con le stesse preoccupazioni.

Lodoredeilibri7: Un libro che ami?

Cecile: L’isola del tesoro. È in assoluto il mio preferito.

L: Come mai i protagonisti sono due giornalisti?

C: Ah… Ehm. Non lo so.

L: Ho adorato Dave la sua rigidità e la sua presunzione, hai una predilezione per gli uomini con un carattere forte?

C: Io amo le persone vere che nascondono la propria fragilità dietro una forza apparente. Adoro i burberi. Gli orchi buoni. Quelli a cui non strapperesti un sorriso neanche pregando, ma che in realtà… Forse perché nella mia famiglia sono tutti un po’ così. E poi non so, sono troppo aggressiva per potermi confrontare con una persona tranquilla, finirei per travolgerla. Ho bisogno di qualcuno che sappia reggere gli urti. Poi certo, cerco di variare nei caratteri, ma se devo scegliere protendo deliberatamente verso lo “stronzo endemico”. Affinità genetica condizionata.

L: Un po’ di psicologia dei personaggi: Sam è un personaggio insicuro e fragile, che alla fine sfodera tutta la sua “forza”, ci parleresti di questo personaggio così simile ad ognuna di noi?

C: Sam era un mezzo per dire qualcosa. Una voce che desse sfogo ai miei pensieri. È un po’ tutte noi perché è purtroppo questo che siamo oggi, ragazze insicure che fanno girare il mondo attorno a una bilancia. Calcolano la felicità in grammi. Nutrono sogni di barrette dietetiche. Prima non eravamo così. Così terribilmente condizionate. È come se fossimo diventate incapaci di guardarci per quello che siamo davvero ed è qualcosa che sento particolarmente, perché ho passato più di dodici anni in perenne conflitto con me stessa. Bulimica, purtroppo, per tutta l’adolescenza. Ridotta quasi a uno scheletro e continuavo a vedermi grassa, infelice, imperfetta. Poi l’età, un po’ di buon senso e ne sono uscita e ci sono stati anche periodi in cui sono ingrassata eppure non ero mai stata più serena con me stessa. E dopo essermi vista di qualsiasi taglia possibile, oggi ho raggiunto finalmente un equilibrio. E riguardandomi indietro rivedo la mia stupida cecità. E quando vedo ragazze che come me ancora si trascinano in quegli assurdi dubbi, mi verrebbe voglia di urlare: guarda che non è così. Guarda che sei bellissima. Ecco perché Sam. All’inizio è un po’ tutte noi, alla fine diventa ciò che auguro a ognuna di noi, me compresa. Forse banale, già sentito, non lo so, ma ci tenevo lo stesso a dirlo.

L: Diciamo che il personaggio di Al è misterioso, ma diciamo anche che si nasconde sotto un telo trasparente, perché hai voluto far apparire così intrigante questo personaggio avvolgendolo nel mistero se poi in qualche modo appariva sempre più misterioso ed affascinante Dave?

C: Volevo che una persona come Sam, cresciuta pensando di non poter avere nulla, per una volta avesse la possibilità di scegliere, ma che non fosse una scelta di comodo. Non era questo il messaggio che cercavo di dare. Non volevo che si accontentasse. Volevo che scegliesse liberamente senza limitazioni, perché le uniche limitazioni che abbiamo siamo noi stessi a imporcele. Al doveva riuscire a reggere il confronto con Dave, addirittura superarlo. E questo perché anche Dave, che fino ad allora per lei era stato un dio, doveva venire fuori per quello che è realmente, difetti compresi. Umano come tutti noi.

L: Non mi uccidere, devo chiedertelo altrimenti muoio. Ma possibile che per tutto quel tempo a Sam è andato bene stare insieme e chiamare uno Al, senza sapere il suo vero nome o il suo vero cognome? Possibile che da giornalista non abbia fatto ricerche o cose simili? Perché? Io avrei indagato sfruttando tutte le mie possibilità, oppure l’avrei messo al muro minacciandolo con un coltello… (sono un po’ drastica!)

C: Ahahah.. Be’, perché Sam non vuole sapere chi sia realmente Al. È così bello credere nelle favole, e capita così di rado di viverne una. In questo mi sono messa al suo posto, a volte non apro le email per non dover scoprire cosa c’è scritto. Ho messaggi di anni fa ancora chiusi nel telefono, che aspettano solo di essere letti. So di essere poco credibile, ma immagino esistano due tipi di persone, quelle che guardano il mago dalla platea con gli occhi sgranati e quelle che sbirciano nel cappello in cerca del trucco. Io rientro nella prima categoria. E resto convinta che dalla tuba possano uscire anche conigli, con la giusta bacchetta. Lo so, sciocche illusioni, ma bellissime, sciocche illusioni.

L: (Una domanda spoiler) L’effetto sorpresa è assolutamente garantito nel risultato del concorso, forse un po’ me lo dovevo aspettare ma infondo ci speravo… solo una domanda perché? Perché non lei?

C: Perché no. Perché non era quello il punto. Perché doveva credere in lei da sola, perché era giusto così, non perché aveva vinto un concorso. Doveva scoprire di essere speciale restando una semplice giornalista sottopagata del Chronicle. Con una corona in testa è troppo facile!

L: Appena uscì lessi “Non mi piaci ma ti amo” me ne innamorai (io come milioni di lettrici) ed è ancora sul podio della mia classifica personale, un successo indiscusso e meritatissimo. Quindi, dopo le precedenti esperienze ti aspettavi il successo che hai avuto?

C: Ah… Ehm, io neanche lo considero un successo. Nel senso, successo? No. Cioè. Cioè sì, è successo che io sia finita in una libreria. È successo, inaspettatamente, che qualcuno l’abbia letto. È successo. Non so se succederà più. Posso solo augurarmi che succeda ancora.

L: Cosa vorresti dire in merito al tuo romanzo?

C: Abbiate pietà di Dave. Non è cattivo. È che lo scrivono così!

L: Cosa vorresti dire a tutte lettrici?

C: Grazie.

Immensamente.

Ogni volta mi date la possibilità di continuare a scrivere, ogni volta spero solo di aver fatto del mio meglio per ripagarvi del tempo speso tra le mie parole.




Ringraziamo Cecile per averci permesso di capire, per averci dedicato il suo tempo e per tutto ciò che ha fatto per noi pubblicando questo libro.


lodoredeilibri7

martedì 3 gennaio 2017

RECENSIONE: Ti amo ma non posso


TITOLO: Ti amo ma non posso

AUTORE: Cecile Bertod

EDITORE: Newton Compton

COLLANA: Anagramma

PUBBLICATO: 10/11/2016

PAGINE: 350

PREZZO: €9,90









TRAMA

Sam lavora da quattro anni al «Chronicle» e da quattro anni è segretamente innamorata di Dave, il suo caporedattore. Sebbene faccia qualsiasi cosa per essere notata da lui-come sbrigare tutto il suo lavoro arretrato rinunciando alla propria vita privata-sembra non avere speranze: è timida, insicura e un po' troppo in carne, mentre Dave ama il lusso, le modelle da copertina, e ai sentimenti preferisce i flirt di una sera. Quando una sera lo vede in tv accanto a una donna bellissima, Sam si rende conto che la sua vita deve andare avanti, non può continuare a sprecarla correndo dietro a un sogno irrealizzabile. Da quel giorno non ci sarà più spazio per lui. Eppure, durante la settimana della moda che Dave è costretto a seguire, sarà proprio Sam ad accompagnarlo. E sarà in quell'occasione che il bel giornalista scoprirà una ragazza che non sospettava esistesse: Sam è molto di più della semplice correttrice di bozze del «Chronicle», infagottata nella sua felpa di pile. E anche per lei quei giorni saranno decisivi. Forse ha più d'un motivo per credere in sé stessa. E forse c'è qualcuno che, molto prima di Dave, se n'era già accorto.



RECENSIONE

Ho comprato questo libro per l’autrice, eh già, dovete sapere che “Non mi piaci ma ti amo” è sul podio della mia personalissima classifica da quando l’ho letto e fino ad oggi nessuno è riuscito a sottrargli il posto.
Inizialmente questo libro non mi ha presa molto, era un po’ banale, direi quasi scontato, sapete, lui bello, dannato ed inarrivabile e lei invece semplice, normale, insomma una di noi comuni mortali, un po’ alla Bridget Jones. Inizialmente era monotono mentre verso la metà del romanzo è cambiato il ritmo, la lettura era molto più coinvolgente, trasportava e purtroppo ho terminato ciò che rimaneva in 2 notti. Cioè ragazze ho fatto le 2:00, non riuscivo a staccarmente, ero tipo: “ok, l’ultimo capitolo e mi addormento…” e onestamente non ci credevo neanche io.
Ho adorato Dave, per la prima volta in vita mia, mi sono rispecchiata molto più nel protagonista maschile che in quello femminile (intendo caratterialmente). Poi, c’è da dire che ora ne sono follemente innamorata!
Mi è piaciuta anche Sam, con le sue paranoie, insicurezze, finalmente avevo davanti a me una protagonista umana, vera, una donna che potrebbe essere chiunque, dalla vicina, a colei che vende il pane o fa la fila al supermercato accanto a te.
Devo dire che invece avevo un po’ “sgamato” Al, cioè avevo capito chi era prima ancora che l’arcano venisse svelato, ma è una di quelle cose che ti fa sorridere e dire “ahhhhhhh, io lo sapevo!”, piuttosto che storcere il naso pensando: “che cosa scontata!”.
Non voglio dirvi più niente altrimenti sono convinta che mi lascerei trasportare dall’entusiasmo "spoilerando" tutto, comunque questo libro è una sorpresa continua. Un uovo di Pasqua che non vedi l’ora di aprire, pensando già che dentro c’è una di quelle sorprese che mettono nei cartellini e invece, puntualmente ti ci esce qualcosa che proprio non ti aspettavi! Be, solitamente le sorprese delle uova di Pasqua mi deludono, invece la Bertod non delude mai!
Cosa posso dirvi, ve lo consiglio, è un libro insolito, divertente, sconvolgente e molto ma molto simpatico.
Dovete assolutamente leggerlo!

Vi auguro una buona lettura!

Vi abbraccio

C.